“Lisbona – Santiago De Compostela….solo andata….a piedi!“
autore: Germano Sghirru
Alla partenza siamo in due, io e mio fratellino Gabriele (35 anni).
Dall’Aeroporto di Alghero raggiungiamo Torino e poi volo per Lisbona, capitale del Portogallo, questo paese dell’Europa Occidentale che tanto mi affascina e appassiona.
Da sottoterra attraversiamo la città per sbucare in Piazza Da Figueira, sotto il Castello di S. Jorge, a pochi minuti a piedi dalla Cattedrale del Sé, da dove inizia il nostro Cammino che ci porterà a Santiago De Compostela, in Galizia, nella Spagna Atlantica, lungo il Portogallo centrale e costiero, circa 650 km.
Zaino in spalla lasciamo l’ostello, percorriamo in discesa il quartiere dell’Alfama, un tripudio di suoni, colori e profumi. I mille sgargianti blu degli azulejos, lo sferragliare dei tram, il profumo del pane e il profumo del baccalà di cui già abbiamo deliziato la sera prima. Da subito individuiamo la freccia gialla, il punto di riferimento, compagna di viaggio che ci tranquillizzerà innumerevoli volte.
Lungo il fiume Tago arriviamo al Parco delle Nazioni, splendido esempio di recupero ambientale in chiave moderna di una immensa area industriale dismessa.
Il clima è caldo, prima sosta delle infinite che faremo. Siamo sudati, i piedi bollenti. La brezza del fiume asciuga magliette calze e scarpe, il sole ci asciuga i piedi. Ancora non sappiamo bene cosa ci aspetta, non immaginiamo neanche, siamo partiti pianificando solo punto di partenza e punto di arrivo. L’irrequietezza e il senso di malessere generale si diraderanno nel giro di qualche giorno. Gli zaini, ce ne renderemo conto poi, sono ben organizzati, alla fine potevamo tralasciare solo il secondo paio di scarpe.
A Sacavem facciamo scorta di acqua e cibo prima di lasciare la città….a Setil ci rendiamo conto che da un po’ non vediamo frecce gialle, abbiamo perso la via. La piccola guida cartacea ci consola ma siamo fuori di molti km dalla rotta del cammino. Una piccola stazione dismessa, poi il nulla, siamo in mezzo ai campi. Individuata la direzione ci avventuriamo lungo binari che credevamo abbandonati. Treno in arrivo, ci buttiamo giù dal terrapieno e raggiungiamo il ponte ferroviario che attraversa un’ansa del fiume. Veniamo compensati alla vista da uno scorcio di ambiente naturale fluviale meraviglioso pullulante di anatre selvatiche. Una vista rilassante per i sensi.
Campi coltivati a perdita d’occhio, vigneti ancora verdissimi ma vendemmiati, immensi, non delimitati. La proprietà terriera non ha barriere, muri, reti, solo cartelli che la indicano. Ritrovate le frecce gialle camminiamo sotto l’argine del fiume Tago per molti km e alla nostra sinistra un paesaggio piatto, monotono, centinaia di ettari coltivati a broccoli e cavoli. Ammiriamo la struttura esterna delle prime “Quinte” portoghesi, le fattorie, che incontriamo nel nostro cammino. Il primo frutto disponibile, commestibile, che ci regala il cammino, sono le more, mature, dissetanti. Il sentiero è piatto e il paesaggio a vite…il giorno imbrunisce. In lontananza, sulla collina, scorgiamo Santarem, sembra vicino. Prima di lasciare il sentiero per la strada asfaltata ci viene incontro un cavaliere su un cavallo bianco chiedendoci se vogliamo un passaggio, sembra un miraggio.
A piedi abbiamo percorso gli ultimi km in salita, al buio, interminabili. Raggiungiamo la Casa della Misericordia dove passiamo la notte, c’è una festa, un’accoglienza amica che riempie i nostri cuori e fa diradare le fatiche mentali e fisiche della giornata. Veniamo invitati alla festa a rifocillarci; polpo, couscous, carne, patate, dolci, pane e birra, la grandiosa birra portoghese.
Musica tradizionale, quattro chiacchiere e poi a dormire. Il camminare ha sballato il nostro spazio-tempo.


