on the road

Namib Sand Sea

il
21 Novembre 2018

Da Toledo (nostra precedente tappa di RaccontarE è RaccontarsI) percorriamo più di 10 000 km per arrivare a uno dei siti naturalistici di più recente iscrizione alla lista UNESCO: il Namib Sand Sea in Namibia.

Nel 2013 si è concretizzato il riconoscimento internazionale, anche se ci stiamo riferendo al deserto più antico del mondo, arido da circa 80 milioni di anni, tempo arduo da calcolare e immaginare.

Oggettivamente si tratta di 3 milioni di ettari di deserto nelle sue varie manifestazioni, costituito però per lo più da dune formatesi con materiali trasportati dai fiumi, dalle correnti oceaniche e dal vento, da migliaia di chilometri di distanza.

L’area, che costeggia l’Oceano Atlantico namibiano per circa 1300 km con una larghezza che va dagli 80 ai 200 km, è qualcosa di differente per ogni persona che decide di visitarla. Innanzitutto perché il deserto è tutto fuorché immobile, statico, permanente: le dune stesse sono esempio di cambiamento e mutamento costante. E poi perché ognuno percepisce diversamente lo spettacolo naturale in cui ci si immerge.

Questi deserti – espressione che preferisco al termine deserto – sono straordinari nelle loro innumerevoli caratteristiche e manifestazioni: i passi rocciosi complicati da superare, la rada vegetazione, l’infinità degli spazi, gli innumerevoli colori, il silenzio, la vita animale vincitrice.

Mi soffermerò qui su due delle tappe principali del mio percorso attraverso il Namib Sand Sea.

Sossusvlei è un centro energetico pazzesco. Arrivo prima dell’alba all’ingresso del parco, dal quale bisogna percorrere altri 60 km di panorami gialli, rosa e rossi per arrivare al punto da cui partono le jeep/navette specializzate nelle sabbie difficoltose che contraddistinguono le successive centinaia di metri. A seguire una lunga camminata sotto un sole già cocente e quando arrivo alla Valle della Morte quello che mi viene da fare è rimanere semplicemente in silenzio. Ad ammirare questa oasi tenue protetta su quasi tutti i lati dalle dune di sabbia arancione tra le più alte al mondo. Solo ciò che rimane di alcuni alberi popola questo enorme lago incantato. Gli altri esseri umani in lontananza non sono facilmente individuabili, se non quelli che, controluce, vedo risalire la duna più alta. L’orizzonte è annebbiato a causa dell’afa mattutina. Nei minuti che vi trascorro mi continuo a chiedere se può esistere qualcosa di più inebriante di questo e, in generale, di tutte le manifestazioni ed espressioni naturali.

Il binomio deserto-oceano mi ha sempre incuriosito tanto, sin dai tempi della scuola, e questo è stato uno dei motivi di questo viaggio in Namibia. Da Walvis Bay esaudisco uno dei miei desideri più grandi e mi ritrovo su alte dune a picco sul mare di Sandwich Harbour. Ed è un’esperienza nell’esperienza.

Raggiungere queste vette è stata un’avventura unica che purtroppo (per alcuni meno male) ha una fine. E ammirare le onde oceaniche infrangersi incessantemente sul bagnasciuga desertico è spettacolare. Non mi rendo conto dell’altitudine alla quale mi trovo, la sabbia non aiuta l’occhio a stabilire una distanza reale. Probabilmente anche perché non ci sono altri riferimenti visivi oltre al deserto e a questo mare immenso. Mi sento così immerso nella natura ma altrettanto fuori dal mondo, così bene con me stesso e in equilibrio con ciò che mi circonda e allo stesso tempo così isolato da tutto e da tutti. È incredibile e consolante che i nostri occhi possano contare ancora su certe immagini.

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14 Novembre 2018

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Gabriele Sghirru
Alghero

Ciao, mi chiamo Gabriele. Continuamente sogno di respirare nuovi venti provenienti dal nord-ovest, assorbire raggi di sole africani, odorare aromi orientali, immobilizzarmi di fronte a un dipinto, ascoltare in silenzio i versi degli animali fra la vegetazione, far scivolare tra le dita i granelli di sabbia di una spiaggia e di un deserto. Nel frattempo che sogno, condividiamo qui qualche esperienza ed emozione!