Scoprire la Normandia invernale
Pensate non sia fattibile scoprire la Normandia in versione invernale?
Leggete qui di seguito, forse cambierete idea. :)
Abbiamo creato il nostro itinerario uscendo dal percorso tradizionale che vede Parigi al centro di viaggi in Francia, anche quando si ha intenzione di trascorrere qualche giorno nelle sue regioni circostanti.
La nostra meta è la Normandia, cercando di conciliare la ricerca di località interessanti dal punto di vista storico e naturalistico e il mantenimento di un ritmo di marcia non eccessivamente impegnativo.
La capitale francese è il nostro punto di arrivo e di partenza. Di Parigi ne ho parlato in un articolo apposito.
Itinerario di viaggio
Scoprire la Normandia invernale è sicuramente uno dei nostri obiettivi. Ma per fare questo non rinunciamo a trascorrere un paio di notti a Parigi, prima di iniziare l’on the road di cui trovate qui di seguito l’itinerario.
1° giorno: PARIGI – ROUEN
Seguendo la Senna dalla capitale francese la nostra prima meta è Rouen, con il suo centro storico caratterizzato dalle case a graticcio e da una moltitudine di chiese. Ricorderò la città principalmente per tre motivi. Seppure lo stile gotico non sia il mio preferito, la Cattedrale di Notre-Dame rappresenta un capolavoro, soprattutto per la sua storia e per la storia della sua costruzione che è ben visibile sin dalla sua facciata, costituita da 3 torri differenti, la più centrale della quale è la terza più alta d’Europa e la prima in assoluto in Francia. Rouen sembra parlare costantemente della „pulzella di Orléans“ Giovanna d’Arco, che proprio qui, nella Place du Vieux Marché, trovò la morte. È inoltre la città che in qualche modo ha dato i natali ad una delle figure femminili più interessanti della letteratura mondiale: Madame Bovary. Chiaramente attraverso il talento di Gustave Flaubert a cui è dedicato il museo-monumento storico all´interno della sua casa natale.
2° giorno: ÉTRETAT – LE HAVRE
Il richiamo del mare è forte. Anche il vento. Ma dopotutto cos’è il mare senza il vento? Chi viene da una località costiera con il maestrale come unico ospite costante e fedele in inverno e in estate lo sa bene. Étretat ci accoglie con forte vento. E la sua spiaggia di sassolini, con un confronto di suoni tra l’acqua del mare che si infrange attraverso onde sul bagnasciuga e i ciottoli che cercano di inseguirla mentre questa si ritira. D’altronde qui siamo proprio nella patria della continua alternanza tra alta e bassa marea, che ha sempre influenzato tutto, le coste e le attività dell’uomo su di essa, caratterizza ancora oggi la vita di queste località. Decido di salire fino alla sommità delle falesie di Étretat: è un’esperienza unica, mi toglie il fiato e le parole. Mi volto e dò uno sguardo ai tetti e alle facciate della cittadina edificata tra le falesie, di grande ispirazione per gli impressionisti. Rivolgo l’attenzione nuovamente a cosa mi aspetta davanti: la cima del costone di roccia è vicina, eccola. Ma mi sorprende, perché da quel punto mi accorgo che non è più la sola, è una delle molteplici falesie che si alternano a spiagge di sabbia bianca o di ciottoli, inacessibili, protette da muri calcarei e da mareggiate, per alcuni prevedibili e per altri no.
La campagna tra Étretat e Le Havre è ricca di pascoli, campagne e stradine panoramiche che valgono la pena essere percorse, ancora di più se si sa già di dover alloggiare a Le Havre, con una certa personalità ma povera di fascino, una cui zona è stata dichiarata, a mio avviso incomprensibilmente, Patrimonio dell’Umanità dall´UNESCO.
3° giorno: HONFLEUR – TROUVILLE – DEAUVILLE
Il ponte di Normandia è necessario per scavalcare la Senna, la sua foce a quasi sessanta metri di altezza, senza dover correre al riparo nell’entroterra per poi riversarsi nuovamente sulla costa verso Honfleur. A pagamento, questo sì. In una giornata di forte pioggia e visibilità limitata, questo anche. Puro impressionismo moderno, si tratta sempre del ponte strallato più grande d’Europa. A Honfleur, con il suo piccolo centro di case a graticcio e il suo porticciolo da cui salpavano le navi per le Americhe, non si può rimanere indifferenti. Di un porticciolo, più animato, per la pesca di frutti di mare e soprattutto ostriche, ne è fornita anche Trouville, separata da Deauville dal fiume Toques. L’una vissuta, aperta, vivace, l’altra grande, ricca di ville d’epoca e di storia del turismo aristocratico francese. Entrambe oppositamente affascinanti.
Caen è la destinazione per il pernottamento, ma non si può far a meno di dedicare un fugace pensiero di devozione a Marcel Proust percorrendo la strada che giunge fino al Grand Hotel di Cabourg, da lui spesso frequentato a inizio Novecento.
4° giorno: CAEN – BAYEUX – OMAHA BEACH
Ho appurato che le più grandi città normanne mi lasciano insoddisfatto. Se non fosse per qualche museo di mio interesse sarebbero a tratti insipide. Certo, questo se i musei si potessero visitare. A Caen, il Museo della Normandia all’interno del castello fornisce una visione sulla storia etnografica della regione, ma la delusione c’è sapendo della chiusura del Memoriale dedicato allo sbarco; e se ne aggiunge un’altra quando a Bayeux anche il Museo dedicato alla battaglia della Normandia è chiuso. Gennaio è il mese delle chiusure di molti siti. Quest’ultima cittadina offre però un fascino medievale che propone una cattedrale imponente e dei mulini d’acqua nel fiumicciatolo che la attraversa, che riportano alla mente i canaletti di Bruges sulle sponde dei quali giardinetti offrono panchine all’ombra di salici.
Le condizioni meterologiche non assistono e per raggiungere Granville per il successivo pernottamento ci mancano ancora molti chilometri. Ma siamo sulle coste dello sbarco e la visita ad Omaha Beach e al suo memoriale è incredibilmente unica. La spiaggia è immensa, lunghissima, bianca, piovosa, un mare calmo che d’estate è meta di sportivi. Su una vasta collina pianeggiante alle sue spalle si trova il museo memoriale e un cimitero con più di nove mila croci bianche dedicate a vittime americane di quei giorni, storie di persone, storie di un popolo e del mondo. Storie di libertà. E del prezzo della democrazia. Del coraggio, della fortuna. Del ritorno e dell’eternità.
5° giorno: GRANVILLE – LE MONT SAINT-MICHEL
Granville rappresenta la sintesi giusta della Normandia. Una non molto grande e non molto piccola cittadina sul mare, che offre un porticciolo con le specialità locali e una parte alta con mura possenti lambita da quello stesso mare che si trova a Le Mont Saint-Michel. La strada tra le due località è panoramica, anch’essa ricca di colline e pascoli, con un’architettura caratteristica e centri equini ed equestri. L’imponente spettacolo culturale che si scorge da chilometri di distanza è unico: il monte granitico sormontato dall´abbazia medievale è solo una semplificazione di quello che Le Mont Saint-Michel è. Va visitato, va vissuto. Tra il vento sulle fortificazioni e nelle torrette di guardia e il riparo dei viottoli, stradine, angoli sospesi ancora nel passato. Una palude che con attesa diventa mare.
6° giorno: ST. MALO – DINARD – DINAN
Arrivati all’estremità occidentale della Normandia non ci si può rifiutare di visitare St. Malo, un centro storico che lascia ammaliati. Protetto e difeso dal vento e dalle alte onde per mezzo di una alta cinta muraria ricca di passerelle per spiare il mare, gli isolotti, gli scogli, le spiaggette, il porto. Di fronte a St. Malo, sulle sponde opposte dell’estuario del fiume Rance, sorge Dinard, centro balneare della „belle epoque“, ricco di ville, quante ville, che affaticano lo sguardo di ammirazione. Spiagge di sabbia, promontori di roccia scura, Roche Brune, baie lunghe, vivacità nei quartieri costieri non privi di edifici alla ricerca di nuovi compratori e affittuari. Costeggiando la riva sinistra del fiume Rance verso l’entroterra ci si imbatte in una cittadina medievale stupenda e spettacolare, dove le tante antiche case a graticcio del centro vivo e boghese fanno da ombra all’ospitalità locale che ha manifestazione femminile tre volte nel giro di un paio d’ore: nella proprietaria di un ottimo ristorante marocchino; nel sorriso di una anziana donna che si scosta dalla soglia della sua casa per far sì che una foto sul portale storico della cittadina venga bene; nella propositività di una ragazza nello scattarci una foto semplice. Questa è Dinan: il paesotto con la passeggiata lungo il fiume raggiungibile con una discesa e risalita non priva di affanno.
7° giorno: LAVAL – CHARTRES
Sulla strada del rientro da Laval a Parigi dedicare una sosta all’abbazia di Chartres è se non d’obbligo fortemente consigliata. Mi stupisce sempre poter visitare ancora oggi gratuitamente un sito Patrimonio dell´Umanità. Ammirare le sue vetrate spiega il perché quel blu sia diventato il nome proprio di un colore unico e universale: il Blu di Chartres.
Vi ho incuriosito e vorreste scoprire la Normandia invernale? Oppure vi siete incuriositi della Normandia ma vorreste visitarla in un’altra stagione? Scrivetemi per sapere cosa ne pensate o se avete necessità di un supporto nell’organizzazione del vostro viaggio nel nord della Francia.






Enzo
Ti ringrazio per le informazioni che hai scritto e grazie al tuo articolo sono riuscito a chiarire i dubbi che avevo sul programma del mio viaggio in Normandia nel periodo natalizio.