on the road

Wadi Rum: una notte che ne vale mille

il
7 Agosto 2020

Avete mai sognato un’esperienza nel Wadi Rum da mille e una notte? Io vi racconto una notte che ne vale mille.

Dopo aver prenotato il volo per trascorrere il Capodanno in Giordania, una delle certezze del tour che stavo per costruire era stata quella di trascorrere almeno una notte nel Wadi Rum. Una giornata o ancor meno una mezza giornata non mi sarebbe bastata in quello che molti, riduttivamente, definiscono il deserto rosso.

Dove pernottare nel Wadi Rum

Dopo aver sfogliato per bene la mia guida sulla Giordania, ed essermi confrontato con i compagni di viaggio, decidiamo di partire dalla scelta dell’alloggio, in quanto molto spesso nel Wadi Rum sono le strutture stesse a organizzare le attività nell’area. L’intenzione era di prenotare una bubble tent (tende a forma di bolla con parte superiore trasparente in modo da poter godere del panorama stellare notturno stando comodamente in camera). Ma, seppure a qualche mese dalla partenza, non ce n’era una libera. Buono a sapersi: per la prossima volta! 

Dato che non avremmo avuto la possibilità di addormentarci ammirando la volta, optiamo per un’alternativa che, almeno all’apparenza, mostri un buon rapporto qualità-prezzo. Personalmente avrei speso volentieri qualcosa in più per provare una bubble tent ma non un’altra tipologia di tenda di lusso di cui non avrei goduto appieno.

La decisione ricade sul Mohammed Mutlak Camp, il cui contatto ci propone le varie escursioni in cammello e in jeep.

Leggo qualche altra esperienza di viaggiatori passati. E quello che decidiamo di fare è quanto segue.

Il nostro programma per il deserto

Da Aqaba ritiriamo l’auto a noleggio prenotata per tutto il viaggio. Lo facciamo in mattinata, alle 12:00 abbiamo appuntamento con un addetto del camp al villaggio Rum, l’ultimo luogo in cui lasciare i mezzi propri prima di avventurarsi nel deserto. Facciamo prima una breve sosta d’obbligo al centro visitatori, situato poco prima di arrivare a Rum, per acquistare il biglietto d’ingresso alla Valle, 5 JOD per persona per giorno.

Aspettiamo per quasi un’oretta che ci vengano a prendere, ma siamo in vacanza, siamo nel deserto, siamo in un paese con coscienza del tempo diversa dalla nostra. E quindi la prendiamo con serenità. La nostra jeep è arrivata, saliamo tutti nel cassone aperto sul retro così da poter avere un primo contatto, direi molto diretto, con il vento pomeridiano e freddo del deserto. La jeepata tutta in rettilineo e in piano dura una mezz’oretta e, arrivati al campo, prendiamo possesso delle nostre tende. Sono rialzate da terra, molto colorate, senza optional, semplici: in linea con le aspettative. Sui letti è riposta una moltitudine di coperte di lana, anch’esse colorate. Un primo avvertimento dell’escursione termica notturna.

Abbiamo un paio di ore di tempo per girovagare nei pressi delle tende e scattare le foto di rito, goderci il panorama caratterizzato dalle infinite sfumature di colori caldi quali ocra, rosso, arancio, giallo, marrone, beige. È una gamma cromatica che mi fa impazzire.

Il giro in cammello non manca mai

Per il tramonto abbiamo scelto il giro in cammello di un’ora e mezza. Il camp lo propone in qualsiasi momento della giornata, anche per l’arrivo da Rum all’alloggio. Quest’ultimo ha la durata di circa quattro ore. 

Per quanto l’esperienza rimanga sempre unica in sé e per le sensazioni che si provano, reputo che farne più di un’ora e mezza sia ai limiti dell’autolesionismo per via della posizione spesso non comodissima in cui ci si trova a dover esser seduti.

Una cena da mille e una notte

La cena è a dir poco strabiliante. Ci ritroviamo, insieme a tutti gli altri ospiti, in uno spazio scuro, illuminato da una sola luce e attorno a un signore con una pala in mano. Inizia lentamente a spostare la sabbia da un punto per noi indefinito, con prudenza. Come se uno spostamento errato avrebbe potuto compromettere la situazione. Solo con il passare dei minuti mi rendo conto che è così. Perché, quando meno ce lo aspettiamo, come si tira fuori un coniglio dal cilindro, ma più lentamente, il beduino solleva con scrupolo da sotto terra un porta vivande centrotavola ricco di pietanze, carni scure e chiare, verdure intatte di tutti i colori e grandezza. Una bellezza per gli occhi e per il palato.

La condivisione della cena nella tenda comune è uno spettacolo. Così come lo è, nella tenda vicino, il relax sulle stuoie in cui una stufa a legna al centro riscalda i commensali che tutti attorno socializzano e si scambiano esperienze giordane.

Notte fredda e alba calda

Lascio all’immaginazione il cielo stellato e il vento freddo sulla pelle. Non negando che, nonostante fossi ben equipaggiato, la notte non sia trascorsa nei più caldi dei modi. Il corpo non si è scaldato per tutta la notte. La fronte è stata irrigidita da una brezza ghiacciata che entrava da un piccolo foro nella tenda. Eppure, arrivato il momento di alzarci, ancora prima che il sole sorgesse, ero pronto a ripetere l’esperienza.

Il giro in jeep all’alba è l’altro tassello di questi incredibili due giorni. Il beduino che ci accompagna è parsimonioso nei modi, discreto nelle espressioni del volto, temperato nelle parole. Ci accompagna in un’alta duna in tempo per farci godere il sole che sorge insieme a una calda tazza di tè con dei biscotti. In questo momento della giornata la ristrettezza delle informazioni mi va a genio, anche quando ci porta a visitare i siti di maggior interesse culturale della zona come quello con le iscrizioni e incisioni sulla pietra.

Al rientro al camp ci attende una ricca colazione e una jeep. Quest’ultima non per un’ulteriore escursione ma per riportarci al villaggio Rum. Qui ritroviamo la nostra auto e, raccontandoci le ultime ventiquattro ore, pensavamo già ai mosaici di Madaba.

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3 Comments
  1. Rispondi

    Alessandra

    11 Agosto 2020

    Non dimenticherò mai i colori del Wadirum! Cambiavano ogni mezz’ora e poi quella sensazione di libertà! Grazie per avermi fatto rivivere quelle sensazioni

  2. Rispondi

    Antonella Lepori

    11 Agosto 2020

    Il deserto con i suoi colori mutevoli e le notti incredibilmente stellate è un luogo magico, da vivere almeno una volta nella vita. Grazie per quest’articolo che fa sognare, pregustare e ricordare quella meraviglia!

  3. Rispondi

    Donatella

    13 Agosto 2020

    I racconti di viaggio sono per me preziosi perché informano, incuriosiscono, accendono la fantasia. Questo mi piace particolarmente perché mi ricorda l’esperienza unica, indimenticabile e intensa nel Wadi Rum. Grazie, Gabriele!

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Gabriele Sghirru
Alghero

Ciao, mi chiamo Gabriele. Continuamente sogno di respirare nuovi venti provenienti dal nord-ovest, assorbire raggi di sole africani, odorare aromi orientali, immobilizzarmi di fronte a un dipinto, ascoltare in silenzio i versi degli animali fra la vegetazione, far scivolare tra le dita i granelli di sabbia di una spiaggia e di un deserto. Nel frattempo che sogno, condividiamo qui qualche esperienza ed emozione!