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19 Gennaio 2017

Non posso certo dire che era da tempo che sognavo di visitare Parigi.

Non è mai stata una delle mete nella top-ten della mia lista. Mai devo dire. Nemmeno ai tempi in cui studiavo con molto piacere francese come lingua straniera alle scuole medie e poi superiori. Sapevo che prima o poi ci sarei voluto venire, ci sarei, perché no, anche dovuto venire, ma non ho mai avuto la tentazione, il desiderio. La città non ha mai avuto nei miei riguardi nessun tipo di appeal. Vuoi perché troppo elogiata da tutti e nei miei confronti le destinazioni vantate all´infinito perdono lo charme cattura-visitatore che potrebbero avere. Vuoi perché negli ultimi anni la mia attenzione verso le capitali è calata a favore di cittadine di provincia, di regioni periferiche, di natura.

Ma eccomi intanto che guardo fuori dal finestrino, è buio. Qualche luce di aereo in arrivo nel cielo, altri aerei, niente che personalizzi la capitale francese. Gli aeroporti e le visuali dai finestrini degli aerei ancora in pista sono un po´ anonimi, uguali, indifferenti. Soprattutto di notte. In partenza questo può aiutare, a non far percepire che si sta lasciando una destinazione che si è amata, si è odiata, è piaciuta, non è dispiaciuta. La cabina di un aereo in partenza è stracolma di pensieri, di sentimenti, di emozioni. Mi chiedo come facciano a starci, come facciano a convivere mescolandosi in un campo energetico assurdo. Soprattutto nella fase di imbarco, di preparazione alla partenza, di rullaggio, l’aereo deve essere pesante in modo particolare. Altro che eccessivo peso del bagaglio a mano, qui si tratta di spropositata intensità emozionale che porta l’aria interna del velivolo a diventare subito densa senza esser nemmeno decollati.

Parigi è bellissima stupenda. Nelle vie più borghesi, ricche di negozi di grandi marche e di palazzine colme di pregevoli appartamenti. È fantastica in Rue de Rivoli, in Place Vendôme e nei loro dintorni, con le luci la vivacità la vita. È qui che ho respirato la Parigi elegante, a cui piace fare shopping, lo stile, la moda. Parigi è pregevole nelle decine di atelier che si susseguono a Saint Germain, di ogni tipologia, quadri sculture arredamento. Atelier che sembrano essere stati inaugurati con il solo intento di essere ammirati dall’esterno dai passanti. È una città buonissima e piena di carica nelle boulangerie la mattina quando fa piacere far trascorrere lentamente il tempo nello scegliere una marmellata di Pan Quotidien o far parte a tratti di conversazioni di tavoli così vicini da Coqueticot. Il quartiere latino e la zona fino a Place d’Italie li aspettavo più vivi più ricchi di negozietti particolari più vivaci per strada. Forse la stagione, forse il giorno della settimana. Più pieni di intimità e di relazioni, niente di tutto questo ho trovato in questo quartiere. La Tour Eiffel è sicuramente uno dei monumenti più belli che abbia mai visto, illuminata a sera e brillante ad ogni piena ora trasmette proprio il romanticismo, lo crea, lo diffonde. E la nebbiolina stagionale ci ha messo del suo. Montmartre è senza dubbio il quartiere più completo in cui mi piace ritrovarmi, tra bistrot e boulangerie, tra viottoli e piazzette, scalinate e discese, piccoli negozietti di formaggi e di souvenir, abitato da molti giovani che accolgono i numerosi visitatori e turisti che dalla mattina alla sera popolano i meandri tra il Moulin Rouge e Sacre Coeur. Forse il tutto è dato dal fatto che sembra di passeggiare, essere, vivere in una cittadina di provincia dove tutto è più a misura d’uomo, fino a quando certamente non si arriva al Sacre Coeur dandogli le spalle. Ecco, proprio in quel momento, mentre lo sguardo si posa sui tetti e sui quartieri di una infinita Parigi, si ritorna alla realtà e alla consapevolezza che si è in una metropoli, nella metropoli francese. Come non mi è capitato in altri luoghi mi ritrovo a chiedermi spesso se la visita mi ha soddisfatto o no. Me lo chiedo ancora ora. Ma probabilmente un riscontro riuscirò ad averlo solo visitandola almeno in un’altra occasione. Ah sì, possibilmente nella bella stagione.

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Gabriele Sghirru
Alghero

Ciao, mi chiamo Gabriele. Continuamente sogno di respirare nuovi venti provenienti dal nord-ovest, assorbire raggi di sole africani, odorare aromi orientali, immobilizzarmi di fronte a un dipinto, ascoltare in silenzio i versi degli animali fra la vegetazione, far scivolare tra le dita i granelli di sabbia di una spiaggia e di un deserto. Nel frattempo che sogno, condividiamo qui qualche esperienza ed emozione!